mercoledì, aprile 09, 2014

 

Iraq: morto il Patriarca Delly. Il ricordo di Mons. Warduni

By SIR

Il cardinale Emmanuel III Delly, Patriarca emerito di Babilonia dei Caldei, è morto ieri sera alle 22 in un ospedale di San Diego (California), all’età di 87 anni.
Nato a Telkaif, nell’arcieparchia di Mossul dei Caldei, il 27 settembre 1927, Delly era laureato in teologia alla Pontificia Università Urbaniana e in diritto canonico alla Pontificia Università Lateranense ed era licenziato in filosofia all’Urbaniana. Ordinato sacerdote il 21 dicembre 1952 a Roma, era rientrato a Baghdad come segretario del Patriarca il 30 dicembre 1960. Il 7 dicembre 1962 assume l’incarico di ausiliare del Patriarca Paul II Cheikho, ricevendo l’ordinazione episcopale il 19 aprile 1963, anno in cui diventa membro del Concilio Vaticano II. Il 3 dicembre 2003 viene eletto dai vescovi caldei Patriarca di Babilonia, proprio mentre l’Iraq stava attraversando un momento storico tremendo, dopo l’intervento della coalizione militare guidata dagli Usa che aveva portato alla caduta del regime di Saddam Hussein. “Un uomo fedele alla sua missione che ha servito con zelo la Chiesa caldea per più di 60 anni, prima come sacerdote, poi come vescovo e come Patriarca”: così monsignor Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad, ricorda al Sir Delly del quale fu uno dei più stretti collaboratori. 
“Ha sempre lavorato con dedizione per l’unità, per l’obbedienza e l’amore che deve essere tra di noi. Ha svolto la sua missione in tempi difficilissimi, segnati da guerre, conflitti e sanzioni e, animato dall’amore per la sua terra, non ha mai lasciato l’Iraq restando con i fedeli per incoraggiarli. È rimasto con la sua Chiesa quando questa ha visto i suoi sacerdoti e vescovi rapiti e uccisi e le chiese attaccate e distrutte come a Baghdad e Mossul, nel 2004. In diversi casi, è intervenuto personalmente pagando il riscatto di sacerdoti rapiti. Fare del bene a tutti - conclude mons. Warduni - era uno dei tratti distintivi del suo carattere. Insisteva sempre per l’amore verso l’Iraq. A salvare il nostro Paese, ripeteva spesso, sarà l’unità”.
I funerali del cardinale Delly, conferma l’ausiliare di Baghdad, saranno celebrati a Detroit mentre sabato 12 aprile, nella cattedrale di san Giuseppe nella capitale irachena, verrà celebrata una Messa (ore 10) in suffragio, alla presenza di sacerdoti e vescovi. Nel pomeriggio il Patriarca Louis Raphael I Sako sarà a ricevere le condoglianze. “Per noi cristiani iracheni - sono parole del Patriarca Sako - si avvicina la Settimana Santa che conduce alla Pasqua di risurrezione. Il ricordo del cardinale Delly si inserisce nel contesto di queste celebrazioni. Sono tempi forti. Dobbiamo rinnovarci, accettare le sofferenze come Gesù, per essere salvati”.

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Patriarca Sako: Lutto e preghiera per il card. Delly, ci ha tenuti uniti in tempi bui

By Asia News
Joseph Mahmoud

"Per la Chiesa caldea è un giorno di lutto e di preghiera, perché l'anima [del Patriarca emerito] trovi il riposo, ma è allo stesso tempo una giornata della memoria, per ricordare quello che ha vissuto e patito in questi anni". Con queste parole, affidate ad AsiaNews, Mar Louis Raphael I Sako rende omaggio alla memoria del Patriarca emerito Emmanuel III Delly, scomparso nella serata di ieri in un ospedale di San Diego (Stati Uniti) all'età di 87 anni. Il card Delly, racconta il Patriarca Sako, ha vissuto "più di 60 anni come sacerdote, 50 da vescovo e Patriarca, servendo sempre la Chiesa in Iraq. Seppur in circostante molto critiche, egli ha saputo rimanere fedele alla gente e alla sua patria".  
Il Patriarca emerito ha vissuto come guida della Chiesa caldea uno dei momenti storici e politici più difficili per la minoranza cristiana caldea e per la nazione irakena. Egli, sottolinea Mar Sako, "ha sempre saputo incoraggiare i fedeli, pur non potendo fare miracoli in un contesto davvero cattivo: egli ha sofferto molto per le guerre e le emigrazioni" dei cristiani. Per l'attuale Patriarca, il merito maggiore è stato quello di "rimanere fedele alla sua carica di pastore, nel seguire la sua gente.
La situazione era molto difficile, ma è rimasto qui, in Iraq, non ha mai pensato di fuggire o di sottrarsi alle sue responsabilità". E, in diversi casi, è intervenuto di persona "pagando il riscatto di sacerdoti rapiti" quando il fenomeno dei sequestri dei cristiani - anche e soprattutto fra i membri del clero - era diventata una prassi comune. Bisogna imparare dalla storia e dalle vicende di personalità simili a quelle del Patriarca Delly, che "hanno saputo rimanere fedeli [alla missione] pur in tempi molto particolari".
Mar Sako conferma che verrà celebrata nei prossimi giorni una messa di suffragio nella Cattedrale caldea di San Giuseppe a Baghdad, mentre il funerale verrà officiato con molta probabilità negli Stati Uniti, dove si è trasferita gran parte della famiglia di origine del porporato. Per noi cristiani irakeni, conclude il Patriarca Sako, si avvicina la Settimana Santa che conduce alla Pasqua di risurrezione; il ricordo del card Delly si inserisce nel contesto di queste celebrazioni, "sono tempi forti che invitano alla riflessione e alla preghiera, dobbiamo pensare, rinnovarci, accettare le sofferenze come Gesù, per essere salvati". 
Il Patriarca emerito Emmanuel III Delly è nato a Telkaif, nell'arcieparchia di Mosul dei Caldei, il 27 settembre 1927 ed è stato battezzato il 6 ottobre dello stesso anno. Si è laureato in teologia alla Pontificia Università Urbaniana e in diritto canonico alla Lateranense, in seguito ha conseguito la licenza in filosofia, sempre all'Urbaniana. Ordinato sacerdote il 21 dicembre 1952 dal Cardinale Pietro Fumasoni Biondi a Roma, nel Pontificio collegio urbano di Propaganda Fide, era rientrato a Baghdad come segretario del patriarca il 30 dicembre 1960. Il 7 dicembre 1962 viene eletto alla Chiesa titolare di Paleopoli di Asia, con l'incarico di ausiliare del Patriarca Paul II Cheikho, ricevendo l'ordinazione episcopale il 19 aprile 1963. Nello stesso anno, in qualità di vescovo, era divenuto membro del Concilio Vaticano II, al quale aveva partecipato dapprima come perito. 
Nell'ottobre 2002 rinuncia all'incarico di vescovo ausiliare per raggiunti limiti di età ma, poco più di un anno dopo, a pochi giorni dalla cattura di Saddam Hussein, il 3 dicembre 2003 viene eletto dai vescovi caldei Patriarca di Babilonia. Il suo ministero è caratterizzato da violenze e terrore, dalla fuga della minoranza cristiana irakena che vede dimezzarsi la sua popolazione; e ancora, dall'intervento militare Usa che semina morte e distruzione, e lascia alle spalle un Paese ancora oggi in grave difficoltà. A questo si aggiungono i sanguinosi attacchi alle chiese di Baghdad e Mosul, i sequestri di vescovi e sacerdoti, le esecuzioni mirate contro un gran numero di fedeli. Il 19 dicembre 2012 papa Benedetto XVI ha accolto la sua rinuncia al governo pastorale della Chiesa Caldea; il 30 gennaio dell'anno successivo viene eletto il successore, Mar Louis Raphael I Sako, arcivescovo di Kirkuk.

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Cardinal Delly, former Chaldean patriarch, dead at 86

By Catholic Culture

Cardinal Emmanuel III Delly, who led the Chaldean Catholic Church from 2013 to 2012, has died in a San Diego hospital, according to a Fides news service report.
Born in 1927, Cardinal Delly was ordained to the priesthood in 1952 and the episcopate in 1963. In October 2003, seven months after the US invasion of Iraq, he was elected patriarch of the Chaldean Catholic Church, and Pope Benedict XVI named him a cardinal in 2007.
“Cardinal Delly served the Chaldean Church for more than 60 years with dedication, first as a priest and then as bishop and as patriarch,” said his successor, Patriarch Louis Raphaël I Sako. “He suffered moments of difficulty: the revolution in 1958; the wars in the last decades; the persecution of Christians followed by the invasion of the USA. In all this time he remained loyal to his country and to his people, he did not abandon his flock, he remained with his faithful, praying, helping, encouraging them.”

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lunedì, aprile 07, 2014

 

President Barzani Meets with the Chaldean Catholic Patriarch of Babylon

By KurdishGlobe

President Masoud Barzani received (April 4) Mr. Louis Raphael Sako, the Chaldean Catholic Patriarch of Babylon today at his office in Salahadin. The meeting was attended by a number of Chaldean clergymen who collectively expressed their thanks to the President of the Kurdistan Region for his role in providing a refuge for the Christian communities fleeing the violence of the rest of Iraq.

Mr. Sako also stated that the message of gratitude from Iraq's Christian communities to President Barzani has been conveyed to the Holiness of Pope Francis in the Vatican.
President Barzani warmly welcomed the delegation and reiterated the stance of the Kurdistan Region that coexistence is part of the history of this Region. President Barzani also stated that discrimination of any sort in the Kurdistan Region will never be accepted.
 

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venerdì, aprile 04, 2014

 

Iraq Christians say homes seized as unrest spikes

By Global Post
Agencie France Press

As Iraq suffers its worst violence in years, gangs claiming ties to powerful militias have been commandeering empty homes in Baghdad with little official sanction, victims and rights groups say.
Militia leaders have disavowed the practice and insist they are not behind it, while those affected -- principally minority Christians -- say the country's courts have done little to protect their property.
"We have received dozens of such cases," William Warda, head of the Baghdad-based Hammurabi Human Rights Organisation, told AFP.
"Most of them are afraid of submitting complaints to the government, because they do not believe they can protect themselves if they file a lawsuit -- they are fearful of being kidnapped."

Read the whole article on Global Post by clicking on the title
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Una preghiera speciale per le elezioni sarà recitata in tutte le chiese caldee

By Fides

Il Patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphael I Sako ha dato disposizione di diffondere in tutte le chiese caldee dell'Iraq una preghiera speciale che nelle prossime settimane sarà recitata al termine delle Messe domenicali in vista delle imminenti elezioni politiche, in programma il prossimo 30 aprile. “O Signore” si legge nel testo della preghiera, pervenuto all'Agenzia Fides, “Tu sei il nostro Creatore e Padre. Ci rivolgiamo a te, nelle circostanze delicate e difficili vissute dal nostro Paese. Chiediamo il tuo aiuto come individui, come comunità e come governo, affinchè le prossime elezioni servano al bene dell'Iraq e dei suoi figli”. Nella speciale invocazione, i fedeli chiedono di essere illuminati “affinchè possiamo adempiere alle nostre responsabilità come elettori con onestà e fedeltà, votando come nostri rappresentanti politici coloro che sono più in grado di edificare la nostra Patria e garantirle sicurezza, pace e sviluppo”.
Il prossimo appuntamento elettorale, nel Paese ancora martoriato dalla violenza e dagli scontri settari tra sciiti e sunniti, è atteso con trepidazione particolare dalle comunità cristiane locali. Domani è in programma un incontro del Patriarca Sako con il Presidente della regione autonoma del Kurdistan, Mas'ud Barzani. Intanto fa discutere la campagna elettorale di un candidato che, per raccogliere consenso tra gli elettori, usa come argomento di propaganda la sua conversione dal cristianesimo alla religiose islamica.
 
صلاة من اجل الانتخابات النيابية القادمة
www.saint-adday.com, 2 aprile 2014

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giovedì, aprile 03, 2014

 

Patriarca caldeo: il futuro fosco dei cristiani d'Oriente, ricchezza in via di estinzione per Occidente e Islam

By Asia News
Mar Louis Raphael I Sako

Il Medio Oriente si sta svuotando dei cristiani. Ciò avviene a causa di fondamentalismi regionali, di impaccio delle autorità locali, di inerzia della comunità internazionale e dell'Occidente. La fuga dei cristiani causerà impoverimento sociale, economico e culturale alla regione e instabilità per il mondo intero. E' l'appello accorato che Mar Louis Raphael I Sako ha lanciato nei giorni scorsi in un seminario promosso dall'università cattolica di Lione, in Francia, sulla "Vocazione dei cristiani d'Oriente". Il Patriarca caldeo invita a "non considerare" i cristiani come una "minoranza, ma come cittadini a tutti gli effetti". Nel suo lungo intervento Sua Beatitudine illustra la situazione generale dei cristiani in Medio oriente, sottolineando l'importanza della loro presenza, spiegando il ruolo delle autorità musulmane e delle Chiese orientali. Egli invita a esercitare pressioni sui governi perché siano riconosciuti e garantiti pari diritti, rilanciando ancora una volta la richiesta di fermare l'esodo dalle loro terre di origine. Ecco, di seguito, l'intervento integrale di Mar Sako (Corsivi e grassetti sono dell'originale. Traduzione a cura di AsiaNews).
I cambi di regime che hanno avuto luogo in diversi Paesi hanno aperto un abisso al loro interno; gli interventi in Afghanistan, in Iraq, in Libia non hanno affatto contribuito a risolvere il problema dei loro popoli ma, al contrario, hanno determinato situazioni caotiche e conflitti che non permettono affatto di immaginare un avvenire migliore, in particolare per i cristiani! Le divisioni confessionali divengono sempre più marcate e forti, soprattutto fra sciiti e sunniti. Diversi partiti politici di carattere settario si stanno organizzando e tutto viene a essere suddiviso in base alla confessione religiosa. Credo che in Iraq il cammino finirà con una divisione del Paese, perché il terreno è già preparato tanto dal punto di vista psicologico, quanto sotto il profilo geografico. La pulizia [etnico-religiosa] dei quartieri e delle città tra sunniti e sciiti va proprio in questa direzione.
1 - Situazione generale dei cristiani in Medio oriente
Fino a 50 anni fa i cristiani del Medio oriente rappresentavano il 20% del totale della popolazione. Oggi si parla di un misero 3%. Quando le potenze coloniali hanno dato vita a queste nazioni, non lo hanno fatto partendo da basi storiche, geografiche o etniche: in questo modo non vi è stata né omogeneità, né un vero progetto di cittadinanza in cui tutti possono essere integrati. L'accordo Sykes-Picot del 1916 non ha tenuto in considerazione l'emergenza delle frontiere di Paesi come il Libano, la Giordania, la Siria, l'Iraq e altri ancora. Le decisioni sono state prese in funzione degli interessi delle grandi potenze, e questo ha aperto la via a conflitti confessionali, religiosi, etnici con i quali abbiamo a che fare ancora oggi. Non vi è pace tra israeliani e palestinesi; il Libano è stato frantumato e resta sempre sotto la minaccia della guerra civile; la Siria è sul punto di crollare, con nove milioni di persone che hanno abbandonato le loro abitazioni, l'Iraq è devastato, l'Egitto esploso. Milioni di cristiani d'Oriente, rifugiati, fuggono da una regione all'altra.
Oggi si parla sempre più di un piano che intende dar vita a un nuovo Medio oriente. Per noi è fonte di preoccupazione e di paura. 1400 anni di islam non ci hanno potuto strappare dalle nostre terre e dalle nostre chiese, mentre oggi la politica occidentale ci ha disperso ai quattro angoli della terra.
I cristiani sono sempre più vittime: il loro esodo dai Paesi del Medio oriente è inarrestabile. Attualmente, secondo le stime sono - in tutto - tra i 10 e i 12 milioni su una popolazione complessiva di 550 milioni di abitanti, pari al 3% circa. La pressione esercitata contro i cristiani e le minoranze religiose in Medio oriente è aumentata nel corso degli ultimi decenni, alle volte in modo sommesso e, in altri momenti, in modo aperto, pubblico. Le discriminazioni, ingiustizie, sequestri, emarginazioni, intimidazioni in molte parti del mondo arabo-islamico danno loro l'impressione di essere destinati all'estinzione.
Tutto questo deriva dall'instabilità della maggior parte di questi Paesi e dalla crescita dell'islamismo radicale, sotto il manto di ciò che è conosciuto con il nome di "islam politico"; quanto alla "Primavera araba", essa è stata esautorata dagli estremismi. Il progetto "politico" dell'islam è di far rinascere il califfato tanto a Damasco quanto in Iraq! Il loro modo di pensare e di fare guerra è un ritorno al Medio Evo! I cristiani sono ammessi a restarvi come cittadini di seconda classe!
L'invasione americana dell'Iraq ha portato alla morte di un vescovo [mons. Paulos Faraj Rahho, morto nelle mani dei sequestratori nel marzo 2008, ndr], sei sacerdoti assieme a più di mille fedeli, 66 chiese sotto attacco e 200 casi di rapimento. Circa la metà dei cristiani irakeni, che in precedenza erano un milione e mezzo, hanno lasciato il Paese per il timore di violenze e la persecuzione religiosa, soprattutto dopo il massacro che ha avuto luogo a Baghdad nel 2010, nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo soccorso e l'attacco agli studenti cristiani di Qaraqosh, diretti all'università.
L'appropriazione dei beni appartenenti ai cristiani, considerati come privi di diritti perché non musulmani, le lettere di minaccia ricevute dai cristiani, così come da membri di altre minoranze non musulmane, spingono i cristiani a sentirsi come cittadini di serie B. Dunque, la domanda è questa: questi uomini e queste donne che hanno un passato grande e illustre alle spalle, sono destinati a scomparire dalla Mesopotamia e dalla terra dei loro avi?
In Siria, i cristiani sono esposti agli attacchi dei ribelli islamisti. Questi ultimi hanno spazzato via Maaloula, una storica città cristiana in cui gli abitanti parlano l'aramaico, la lingua di Gesù. Due vescovi, numerosi preti, dodici religiose sono stati rapiti e liberati di recente: 1200 cristiani sono stati uccisi, il 30% delle chiese sono state distrutte e 600mila cristiani hanno lasciato il Paese e quelli che sono rimasti vivono nell'inquietudine e nella paura!
Il pastore presbiteriano ed ex presidente del Consiglio delle Chiese del Medio oriente Riad Jarjour ha dichiarato: "Se la situazione continua in questo modo, verrà un momento in cui non ci saranno più cristiani in Siria".
I Copti in Egitto hanno subito i peggiori attacchi. I kamikaze musulmani hanno assassinato almeno 85 fedeli nella Chiesa di Tutti i Santi e un centinaio di chiese sono state oggetto di attacchi.
Il Libano è l'unico Paese della regione in cui i cristiani hanno ancora un peso politico e una certa libertà di azione, anche se il loro potere è parzialmente in declino a partire dall'accordo di Taëf, che rimane in bilico!
In poche parole, tutti i cristiani pensano all'emigrazione, almeno per un periodo di tempo determinato.
2 - L
'importanza della presenza cristiana in Medio oriente
Il cristianesimo affonda le sue radici nel Medio oriente. In Palestina, Siria, Libano, Iraq ed Egitto i cristiani sono stati maggioranza ben prima dell'ingresso dell'islam. Erano ben organizzati e hanno contribuito alla costruzione della civiltà arabo-islamica accanto ai loro fratelli musulmani, ecco perché la loro presenza nel mondo arabo e musulmano è essenziale, anche per il solo stesso fatto della diversa religione, della loro apertura e delle loro competenze. In generale, i cristiani costituiscono una élite!
I cristiani non sono una minoranza e devono ricoprire a pieno titolo un posto e un ruolo nella vita pubblica, perché il venir meno di questo ruolo marcherebbe la fine della loro presenza. Il presidente libanese Michel Sleiman, inaugurando il primo Congresso generale dei cristiani d'Oriente, che si è tenuto a Raboué (Libano) il 28 e 29 ottobre 2013, ha affermato in proposito: "L'avvenire dei cristiani dipenderà dalla loro capacità di rafforzare la logica della moderazione, dell'apertura e del dialogo al loro interno, così come i loro sforzi per costruire uno Stato forte e inclusivo, che apre la via alla partecipazione di tutte le componenti della società nella vita politica e nell'amministrazione pubblica, senza tener conto del peso demografico delle comunità. Il ripiegamento verso se stessi e l'isolamento, così come il ricorso alla protezione militare straniera, diventa pericoloso".
Infine, Habib Ephram nel corso del medesimo congresso ha lanciato un appello commovente finalizzato a preservare l'identità dei cristiani d'Oriente nel rispetto della storia, del diritto e dell'umanità stessa.
C'è da sperare che questa lunga tradizione storica possa aiutare i cristiani della Siria e altri a preservare il loro ricco patrimonio e a continuare a offrire il loro prezioso contributo alle diverse culture esistenti.
I cristiani del Medio oriente possono giocare oggigiorno un ruolo essenziale nel dialogo tra l'Occidente e l'islam, possono essere un ponte che avvicina e unisce. Per questo l'Occidente è chiamato a mantenerli nei luoghi di origine. Robert Fisk in un articolo pubblicato sul quotidiano britannico "The Indipendent" descrive il fenomeno dell'emigrazione dei cristiani del Medio oriente, equiparandolo a un colpo per la civiltà arabo-islamica, e a una tragedia all'interno di un Paese considerato come un simbolo di pluralismo e coesistenza.
3 - Il ruolo delle autorit
à musulmane
Le autorità religiose musulmane  del Medio oriente hanno un ruolo insostituibile nel promuovere i valori della dignità umana, i diritti umani, la cittadinanza, la convivenza, la libertà religiosa, il dialogo concreto per promuovere il rispetto della persona umana. Riconoscere l'altro, che non è musulmano, come un cittadino eguale in tutti i suoi diritti e doveri rinforzerà la fiducia fra tutti i cittadini.
Per questi motivi le autorità musulmane devono dare priorità all'aspetto religioso e ai programmi di insegnamento della religione in un modo consono, al fine di difendere e proteggere i diritti di tutti e la sacralità stessa della vita.
Le voci moderate dell'islam devono unirsi e dire in modo chiaro "no" alla violenza contro i cristiani.
4 - Il ruolo delle Chiese orientali
Le Chiese devono incoraggiare i cristiani del Medio oriente a mantenere la loro presenza storica e a non fuggire verso l'ovest. Questi ultimi devono essere sufficientemente coraggiosi per continuare a portare la loro testimonianza nei loro rispettivi Paesi ed essere un vero segno di speranza e di pace per i loro concittadini. Devono allo stesso tempo avere il coraggio di rivendicare i loro diritti civili e il diritto alla cittadinanza. Questo obiettivo importante è stato sottolineato da Papa Francesco nel corso dell'udienza con i Patriarchi delle Chiese orientali in Vaticano, il 21 novembre 2013, quando ha dichiarato che la Chiesa cattolica "non accetterà mai un Medio oriente senza cristiani".
Invito la Chiesa ad adoperarsi per dar vita a un nuovo documento indirizzato ai soli musulmani. È importante chiarire con loro le nostre paure e le nostre speranze, così come il principio inalienabile della libertà religiosa come è formulata nella Dignitatis Humanae, la Dichiarazione sulla libertà religiosa del Concilio Vaticano II.
Al tempo stesso è ugualmente essenziale ritrovare un linguaggio teologico nuovo e comprensibile, per spiegare loro la fede cristiana, così come i nostri Padri hanno fatto durante il regno degli Omayyadi e degli Abbasidi.
5 - Il ruolo dei cristiani orientali in Occidente
I cristiani d'Oriente in Occidente possono giocare un ruolo importante per sostenere i loro fratelli in difficoltà in Oriente, mostrando loro solidarietà. È compito loro aiutarli a restare nelle terre di origine. Essi possono esercitare pressioni sulle comunità musulmane che vivono in Occidente, per diffondere la cultura del rispetto di tutte le religioni, e soprattutto il rispetto della libertà religiosa per i cristiani in Oriente; chiedere ai loro governi di riconoscere gli stessi diritti dei cittadini musulmani, in particolare il diritto di partecipare a una politica attiva e costruttiva, al servizio del bene comune per creare una vera democrazia. La presenza dei cristiani in Oriente è garanzia di un islam moderato, capace di vivere con gli altri in pace e armonia!
Non è forse possibile riunire questi cristiani d'Oriente in Occidente sotto un solo nome, come "Unione dei cristiani d'Oriente", per farsi carico delle sfide dei loro fratelli e sorelle orientali e cercare soluzioni ai loro problemi. Creare una sorta di lobby! Questi cristiani della diaspora devono mantenere il loro diritto di voto, così prezioso al momento delle elezioni, in modo da aumentare il numero di deputati appartenenti alla nostra comunità.
Essi non devono affatto incoraggiare l'emigrazione e privare il Paese dei suoi giovani. Essi possono informare i cristiani dell'Occidente sulle sfide che affrontano ogni giorno. E, forse, possono investire e creare progetti nei Paesi di origine, per fornire opportunità lavorative alla gente.
6 - Il ruolo dell'Occidente
A mio avviso, la responsabilità della triste situazione attuale dei cristiani d'Oriente ricade in parte sull'Occidente, per la sua politica squilibrata nella regione. Al tempo stesso è triste osservare che la maggioranza dei cristiani in Occidente non ha una vera coscienza della dolorosa situazione in cui versano i cristiani del Medio oriente, quando hanno invece l'opportunità di attirare l'attenzione sulla loro reale condizione e sensibilizzare i politici; perché qui c'è in gioco la coesistenza pacifica stessa nella regione e nel mondo intero. I cristiani d'Oriente si interrogano sulla ragione dell'indifferenza e del silenzio dell'Occidente sulla loro sorte. Essi contano sul sostegno e la solidarietà dei loro fratelli e sorelle d'Occidente!
I takfiristi che considerano la democrazia contraria alla sharia lanciano in modo sistematico azioni aggressive contro i cristiani. Questi gruppi sono senza dubbio anche una reale minaccia allo stesso islam moderato! È necessario che l'Occidente faccia pressione sui Paesi vicini e sugli altri perché smettano di sostenere e di spedire combattenti e miliziani nelle nostre terre.
Bisogna inoltre esercitare pressioni per la modifica delle costituzioni dei Paesi arabi e musulmani. Ecco un esempio di discriminazione: la conversione all'islam è considerata una norma, mentre la conversione al cristianesimo è considerata una infrazione che può comportare molti rischi, ivi compresa la morte [per apostasia]. E quando uno dei due coniugi passa all'islam, i suoi figli sono registrati automaticamente fra i membri della religione musulmana. La Costituzione di una nazione deve essere fondata sulla coesistenza sociale e sulle libertà individuali e pubbliche, al fine di creare uno Stato per tutti e una vera cittadinanza. La nuova Costituzione della Tunisia è un segno di speranza, così come la decisione dell'Autorità palestinese di rimuovere la religione dalle carte d'identità e dai passaporti. Questo costituisce un cambiamento positivo.
Solo un sistema socio-politico che rispetta la diversità e le libertà individuali e pubbliche, basate su una reale cittadinanza, può rassicurare i cristiani e far loro intravedere una partecipazione effettiva al potere, come partner a pieno titolo.
In tutte le regioni e in tutte le amministrazioni, il governo dovrebbe poter garantire la sicurezza, la protezione della libertà religiosa e la diversità etnica per tutti.
Nell'esortazione Evangelii Gaudium, "La gioia del Vangelo", Papa Francesco - all'interno di questo documento importante del suo magistero - ha affrontato la questione dei diritti in tema di religione, esprimendosi in questi termini: "Prego, imploro umilmente i Paesi musulmani, affinché assicurino la libertà religiosa ai cristiani, tenendo conto della libertà di cui i credenti dell'islam godono nei Paesi occidentali".
Infatti, i musulmani all'estero dispongono in un modo sempre più ampio delle loro tradizioni e della libertà religiosa, mentre per i cristiani a casa loro in Oriente diminuiscono sempre più. Un elemento che potrebbe portare alla loro fine in tutto il Medio oriente!

Pour Mgr Louis Sako les chrétiens ne sont pas une minorité mais des citoyens
31 mars 2014

Quel avenir pour les chrétiens au Moyen-Orient, spécialement en Irak ?
28 mars 2014

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mercoledì, aprile 02, 2014

 

Silenzio che fa rumore

By L'Osservatore Romano

I cristiani d’Oriente «contano sul sostegno e la solidarietà dei lori fratelli e sorelle d’Occidente»: è l’appello lanciato dal patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, che nei giorni scorsi è intervenuto a un conferenza sul futuro dei cristiani nel Vicino Oriente, con particolare riferimento all’Iraq, promossa dall’Università cattolica di Lione.
Dopo avere ricordato, a partire dall’eloquenza di alcuni dati storici, la difficile situazione dei battezzati nelle regioni mediorientali — «solo fino a mezzo secolo fa i cristiani del Vicino Oriente erano il 20 per cento della popolazione, oggi si parla del 3 per cento solamente» — e l’illusione più recente derivata da un repentino cambiamento politico in alcuni Paesi, che «non ha contribuito a risolvere i problemi della popolazione», il patriarca caldeo si è soffermato sul ruolo e sulla responsabilità dell’Occidente. Infatti, «la responsabilità della triste situazione attuale dei cristiani d’Oriente è dovuta, almeno in parte, all’Occidente, a motivo della sua politica squilibrata nella regione». Allo stesso tempo, «è triste dire che la maggioranza dei cristiani in Occidente non sia veramente cosciente della dolorosa situazione dei cristiani nel Vicino Oriente, mentre essi avrebbero la possibilità di attirare l’attenzione sulla verità della situazione e di sensibilizzare i responsabili politici». In questo senso, ha detto con fermezza il patriarca, «i cristiani d’Oriente s’interrogano sulle ragioni dell’indifferenza e del silenzio dell’Occidente». Quasi un j’accuse, dunque, nel quale si ricorda come i gruppi estremisti, che «considerano la democrazia contraria alla sharia, lanciano sistematicamente delle azioni aggressive contro i cristiani. Questi gruppi costituiscono senza dubbio la prima e concreta minaccia contro l’islam moderato». Per questo, «occorre che l’Occidente faccia pressioni sulle nazioni vicine perché si arrestino il sostegno e l’invio di combattenti nei nostri Paesi».

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martedì, aprile 01, 2014

 

Ignatius Ephrem II. Nuovo Patriarca della Chiesa Siro Ortodossa

 

We Christians live in fear in Syria

By The Telegraph
Antoine Audo

Today, the first Sunday of Lent, will see churches crowded across the globe. But here in Syria, where St Paul found his faith, many churches stand empty, targets for bombardment and desecration. Aleppo, where I have been bishop for 25 years, is devastated. We have become accustomed to the daily dose of death and destruction, but living in such uncertainty and fear exhausts the body and the mind.
We hear the thunder of bombs and the rattle of gunfire, but we don’t always know what is happening. It’s hard to describe how chaotic, terrifying and psychologically difficult it is when you have no idea what will happen next, or where the next rocket will fall. Many Christians cope with the tension by being fatalistic: that whatever happens is God’s will.
Until the war began, Syria was one of the last remaining strongholds for Christianity in the Middle East. We have 45 churches in Aleppo. But now our faith is under mortal threat, in danger of being driven into extinction, the same pattern we have seen in neighbouring Iraq.
Most Christians who could afford to leave Aleppo have already fled for Lebanon, so as to find schools for their children. Those who remain are mostly from poor families. Many can no longer put food on the table. Last year, even amid intense fighting, you could see people in the streets running around endlessly trying to find bread in one of the shops.
The health system has also fallen apart. In the hospitals, many doctors have been threatened and forced to flee, so people fear that if they do get injured there will be no one to treat them. I thank God for the few brave surgeons who have stayed.
Most people here are now unemployed, and – without work – daily life lacks a purpose. People have no way to wash and their clothes are ragged. We have almost no electricity, and depression reigns at night. But when the darkness comes, I take courage from the fact that it was not always like this.
Syrians lived together for many years as a country, as a civilisation and a culture without hate or violence. Most people are not interested in sectarian divisions. We just want to work and live as we did before the war, when people of all faiths co-existed peacefully.
Syrian Christians may face great peril, but we have a crucial role to play in restoring peace. We have no interest in power, no stake in the spoils of this war, no objective but to rebuild our society.
As president of the Catholic aid charity Caritas, I am co-ordinating emergency relief for tens of thousands of people of all faiths, who desperately lack food, medical care and shelter, working in areas held both by the government and by armed opposition groups. We have many centres where people come to receive aid, and our volunteers go out to find those too weak, sick, old or young to help themselves. We support people of all backgrounds.
It is dangerous work. Five months ago, two rockets hit our offices, and it was truly a miracle that no one was killed.
As for me, I have to be careful walking around the city because of the risk of snipers and kidnapping. The fate of two priests snatched on the road from Aleppo to Damascus remains unknown. People fear for my safety and tell me to discard my bishop’s robes or hide away entirely.
But I cannot work unless I am in the streets to understand the situation and the suffering of the people. I am sustained by the daily acts of solidarity from my brothers and sisters around the world – including those from the British Church and its aid agency Cafod – with their prayers and donations. And as I walk through the dust and the rubble, I am not afraid.
St Paul’s virtues of faith, hope and love have rarely been in greater need, or under greater pressure, as we face the fourth year of this war. But I have faith in God’s protection, hope for our future, and my love of this country and all its peoples will outlast this war. I must believe that, and I pray that you in Britain will stand with us as long as our struggles endure.

Bishop Antoine Audo SJ is the Chaldean Bishop of Aleppo and president of Caritas Syria


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lunedì, marzo 31, 2014

 

Pour Mgr Louis Sako les chrétiens ne sont pas une minorité mais des citoyens

By La Croix

À l’occasion d’un colloque sur « La vocation des chrétiens d’Orient », qui s’est tenu du 27 au 29 mars à l’Université catholique de Lyon, Sa Béatitude Louis-Raphaël Sako Ier , patriarche de l’Église chaldéenne (unie à Rome), a appelé à « ne pas considérer les chrétiens comme une minorité mais comme des citoyens ». Entretien.
Quelle est la situation de l’Église chaldéenne dont vous avez été élu patriarche il y a un an ?
Sa Béatitude Louis-Raphaël Sako : Les problèmes sont nombreux, mais l’émigration est l’un des plus douloureux. Depuis l’invasion américaine en 2003, le nombre des chrétiens en Irak est passé de 1,3 million environ à peut-être 500 000 aujourd’hui. Au sein de l’Église chaldéenne, 20 prêtres sont partis à l’étranger. Depuis que j’ai été élu au Patriarcat, nous avons nommé trois évêques dans des diocèses qui en étaient dépourvus, je suis allé les installer, les présenter au gouverneur local… C’est un signal important. J’ai aussi installé à Bagdad un conseil pastoral composé de 40 laïcs, hommes et femmes, qui font un travail admirable. Mais nous manquons de prêtres et de religieux. Notre séminaire à Erbil (au Kurdistan irakien) accueille 25 séminaristes, dont certains appartenant à d’autres rites, et c’est insuffisant. Nous avons lancé plusieurs fois des appels à l’étranger pour obtenir des missionnaires, sans recevoir aucune réponse.
À Kirkouk, dans votre ancien diocèse, vous avez entretenu de solides relations avec les responsables politiques et religieux. Parvenez-vous à faire de même comme patriarche ?
L.-R. S. : À Bagdad, les dix écoles chrétiennes accueillent plus d’élèves musulmans que de chrétiens. Le Patriarcat vient d’ouvrir un hôpital dans un quartier chiite, en plus de celui que tiennent les sœurs dominicaines dans le centre-ville : même les responsables du gouvernement viennent s’y faire soigner. J’ai aussi organisé une veillée de prière à la cathédrale avec des prières et des chants des deux traditions : plusieurs musulmans m’ont demandé de recommencer. Quand des imams sunnites ou chiites viennent me voir, nous tombons d’accord sur l’importance du pluralisme, de la présence chrétienne. De notre côté, nous leur disons franchement ce que nous endurons et ils nous respectent pour cela. Les relations individuelles sont excellentes, mais elles sont plus compliquées en public.
Le premier problème est celui de la crise de l’islam, alimentée par ces mouvements fondamentalistes armés, financés par l’étranger, pour qui l’islam est plus une idéologie qu’une religion. Ces fanatiques refusent la présence des chrétiens dans le pays, mais ils représentent aussi un danger pour le reste des musulmans qui ne sont pas d’accord avec eux. Le pays souffre aussi de la lutte pour le pouvoir que se livrent sunnites et chiites. Le confessionnalisme est plus fort qu’auparavant.
Vous avez annoncé votre intention de créer une « ligue chaldéenne ». En quoi consistera-t-elle ?
L.-R. S. : Les partis politiques chrétiens ont échoué, et ils sont très divisés : treize listes s’affrontent pour faire élire cinq députés au Parlement… La ligue chaldéenne serait une association civile, indépendante de l’Église mais en lien avec elle, internationale et composée de laïcs : elle servirait à la fois de caisse de solidarité pour financer un puits, une école, aider les jeunes à se marier, mais aussi de porte-voix, pour faire pression sur le gouvernement, par des condamnations en cas d’attaque, des manifestations, ou tout simplement en vérifiant qu’il tient ses promesses d’embauche de chrétiens par exemple.
Au Liban, lors d’une rencontre entre patriarches orientaux, vous avez appelé à la création d’une cellule de dialogue avec les musulmans modérés « contre les intégrismes »…
L.-R. S. : Tous étaient d’accord avec l’idée de nous unir entre chrétiens d’Orient – sans bien sûr perdre nos particularismes – pour rechercher le dialogue avec les musulmans modérés. Nous pouvons les aider à replacer le texte sacré dans son contexte. Nous pourrions aussi demander des changements de la Constitution sur le modèle de celle que vient d’adopter la Tunisie et qui garantit la liberté de conscience. Les chrétiens ne doivent pas être considérés comme une minorité mais comme des citoyens.
À Rome, lors d’un colloque, vous avez dit souhaiter une déclaration sur la liberté religieuse, sur le modèle de celle du concile Vatican II mais «dans un langage compatible avec l’islam». Quelle forme pourrait-elle prendre ?
L.-R. S. : Un comité de chrétiens et de musulmans pourrait préparer ensemble ce document qui retracerait à la fois nos peurs et nos espoirs et qui reprendrait la magnifique doctrine catholique sur la liberté religieuse. Il s’agirait d’une déclaration solennelle condamnant la violence et donnant à tous, chrétiens et musulmans, la liberté de prêcher leur religion de manière civilisée.
Dans son exhortation apostolique Evangelii gaudium, le pape François a repris cette idée, disant « prier » pour que les pays majoritairement musulmans « prennent en compte la liberté dont les croyants de l’islam jouissent dans les pays occidentaux ». Donnez tous les droits aux musulmans chez vous, mais qu’ils nous donnent aussi le droit de vivre, et non pas de survivre !
 
Un défenseur du dialogue interreligieux
Né à Zakho (nord de l’Irak), Louis Sako a été ordonné prêtre de l’Église chaldéenne en 1974 et élu archevêque de Kirkouk en 2002. Le 1er février 2013, il est devenu patriarche de Babylone des chaldéens, à la suite de la démission du cardinal Emmanuel Delly. Ancien étudiant de l’Institut pontifical d’études arabes et d’islamologie, il a reçu en 2008 le prix Defensor Fidei et le prix Pax Christi en 2010 pour son engagement au service du dialogue interreligieux. Il est membre de la Congrégation pour les Églises orientales.
Propos recueillis par Anne-Bénédicte Hoffner

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venerdì, marzo 28, 2014

 

Quel avenir pour les chrétiens au Moyen-Orient, spécialement en Irak ?

By lyon.catholique.fr

Retrouvez en téléchargement l’intervention de Mgr Louis Sako, patriarche de l’Eglise chaldéenne catholique, lors de la conférence d’ouverture du colloque "La vocation des chrétiens d’Orient", mercredi 26 mars 2014, à l’Université catholique de Lyon.

Pour en savoir plus :

- le programme du colloque sur le
site de la faculté de théologie de l’Université catholique de Lyon

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lunedì, marzo 24, 2014

 

I Capi delle Chiese a tutti i cristiani: partecipiamo alle elezioni

By Fides

Il Consiglio dei Capi delle Chiese cristiane in Iraq – Council of Christian Church-leaders of Iraq, organismo che raduna tutti i responsabili delle diverse confessioni cristiane presenti nel Paese mediorientale - ha diffuso un breve pronunciamento in cui invita tutti i fedeli a partecipare alle imminenti elezioni nazionali, in programma il prossimo 30 aprile. Nel testo, pervenuto all'Agenzia Fides, i Capi cristiani fanno appello alla responsabilità civile che coinvolge tutti, nella drammatica situazione vissuta dall'Iraq. “E' importante non disperare del destino di questo Paese” scrivono i leader cristiani, mentre chiedono “a Dio di ispirarci a scegliere per il bene di tutta la nazione”.
Ancora una volta gli attivisti politici legati alle comunità cristiane presenti in Iraq si presentano in ordine sparso all'appuntamento elettorale che dovrà selezionare i 325 membri del Parlamento (con 5 seggi riservati ai cristiani), chiamati a loro volta a eleggere il Presidente e il Primo Ministro iracheni nel rispetto del sistema che riserva la carica presidenziale a un curdo e quella di Primo Ministro a uno sciita. Sono almeno 9 le piccole liste in lizza ispirate da attivisti cristiani (caldei, siri, assiri).

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Unity among churches may take time but it is possible: Mar Sarhad Y. Jammo and Mar Bawai Soro

By Baghdadhope*

The issue of the acceptance by the Catholic Church of a bishop who comes from a church that does not recognize the authority of the Pope of Rome is delicate. So it was for the case of Mar Bawai Soro, former bishop of the Assyrian Church of the East and now bishop of the Chaldean Catholic Church, who has been pleading the cause of unity between the two eastern churches, daughters of the same motherland, Mesopotamia, current Iraq. To befriend Mar Bawai on the path of conversion to Catholicism was Mar Sarhad Jammo, the Chaldean bishop of the Eparchy of the Western United States who accepted Mar Bawai in his diocese well before the official appointment by the Vatican.

What follows are two interviews given to Baghdadhope by the two above mentioned bishops in different times.
Mar Sarhad Jammo’s interview  dates back to April 2008 when, on the occasion of the priestly ordination in the Vatican, Mar Bawai Soro sat alongside the other Chaldean bishops in a sort of "unofficial acceptance."
The interview with Mar Bawai Soro, instead, dates back to after his assignment in January 2014, of the Titular See of Foraziana.
Two questions emerges from the interviews: can two churches (Assyrian and Chaldean) that trace their roots to the same "mother church" but that over the centuries have followed different and divergent paths reunite and overcome the mistrust that divided them? And also, the passage of a bishop with a complicated history from one church to another will be an obstacle to the process of union or an advantage? According to the two prelates it will be a long but possible journey.

      Interview with Bishop Sarhad Yawsip Jammo

April 2008

My diocese has been "privileged by the Grace of God". By these words, Mgr. Sarhad Y. Jammo, the Chaldean bishop of the Western United States Eparchy concluded a brief interview issued to Baghdadhope that Sunday, April 27, 2008, reported the piece of news (1) of the presence in the Vatican during the Papal priestly ordinations, of Mar Bawai Soro who, until November 2005 was a Bishop of the Assyrian Church of the East, a church that have many faithful in Iraq but the patriarchal see of which, entrusted to Mar Dinkha IV, is in Chicago, since 1979.

Excellency, do we have to think of a sort of "unofficial" reception of Mar Bawai as a new bishop of the Chaldean Church and therefore of the Catholic Church? What point has the process of union so often invoked by you and by Mar Bawai reached?
“A good point I would say. When in November 2007 the relationship between the Assyrian Church of the East and Mar Bawai finally stopped it was possible for him to think about how to implement practically the project of unity which aims at the common path in the Catholic faith. In January 2008 he, with some priests, deacons and faithful, created the ACAD (Assyrian Apostolic Catholic Diocese) that I could define as "an ecclesiastical transitional entity." Obviously it is not a new church or a diocese, but rather a financial institution needed to fulfill the obligations towards those who agreed to join Mar Bawai on this path, such as priests who had to receive their salaries. The ACAD however, is no longer necessary because it is with joy that I can announce that Mar Bawai joined the Chaldean Diocese of St.Peter, created in May 2002 and that I chair since July of the same year.”
Mar Bawai Soro the 18° bishop of the Chaldean Church then?
“The acceptance of a bishop from another ecclesiastical reality is obviously not automatic. What has been done so far has been to follow the procedure laid down in these cases by the Holy See. Then my task, and pleasure, will be to present the situation to the Synod of the Chaldean Church.”
Mar Bawai was "removed" from the office of bishop of the Diocese of Western California of the Holy Apostolic Catholic Assyrian Church of the East on November 2005. What position will he have in your diocese?
“His position will be settled within the Chaldean synod and for now it is premature to talk about it, but certainly we are talking about a defined "hierarchical position".
With regard to priests and deacons, what about their transition from the Assyrian Church of the East that does not recognize the supremacy of the Roman Pontiff to the Chaldean Church that recognizes it?
“The Holy See has already been informed that Mar Bawai, the priests (6) and the deacons (30) have done before me their profession of faith to the Catholic Church and to the Holy Father. There could not have been otherwise and they would not have wanted to do otherwise. The case is still before the Holy See that has not moved objections up to now. Five priests are exercising their ministry in the Diocese of Saint Peter and one in the Saint Thomas Diocese chaired by Mgr. Ibrahim N. Ibrahim.”
Let’s go back to Mar Bawai. In October 2007, almost two years after his removal from the office of bishop by the Synod of the Assyrian Church of the East, ended the civil trial brought by the church for the return of all properties he had been entrusted to. Why Mar Bawai did not return immediately such properties if it was clear that his relationship with the church was compromised?
“First we must clarify that the properties were not registered in his name. Then we need to explain that Mar Bawai had no intention of seizing them and that from the beginning he knew what the decision of the Supreme Court of California would be. The time elapsed was necessary to Mar Bawai to prepare the faithful who wanted to follow him on the path towards unity, towards full communion with the Catholic Church. How this would be possible without direct contact with those faithful? With particular regard to the Court's decision, I can only call it a blessing for our church. Welcoming in it all those who chose to do so without any property, but only with the gift of their faith in the common path, brings to silence all voices that in recent years have spread allegations of theft. We welcome our brothers for love in Christ that unites us, not for their "dowry".
 "Entering into full communion with the Catholic church." These are the words of Mar Bawai. His path, now that he is part of a Chaldean diocese is finished?
“Absolutely not. This is only the start of a movement which we hope will become wider, which may have an even greater impact on the faithful who are convinced, like me and Mar Bawai, that full communion with the Catholic Church is an integral part of Christian Doctrine.”
 The full communion with the Catholic Church made by Mar Bawai may fall under the definition used in the Doctrinal Note on some aspects of Evangelization approved by Pope Benedict XVI in 2007 that talks of "… a non-Catholic Christian, [that] for reasons of conscience and having been convinced of Catholic truth, asks to enter into full communion of the Catholic Church." (2) A request described as "work of the Holy Spirit and… expression of freedom of conscience and of religion". Many people instead will talk about proselytism by the Catholic Church…
“Certainly such an important event for the history of our church will give rise to controversies both by the Assyrian Church of the East and by other non-Catholic Christian denominations like the Orthodoxes. They will be dealt with the strength of the conviction that the path towards unity of the church proceeds along the path of Catholicism. We are not afraid. The Iraqi Christian community has been divided for too many centuries. It is time to face the reality, especially that of our faithful who live in Iraq, and understand that the unity of the Chaldean-Assyrian people is our only chance of survival.”      


Interview with Bishop Bawai Soro 

March 2014

In November 2005, the Synod of the Assyrian Church of the East suspended you from the role of Bishop of Western California. (3)  In November 2007, you accepted the decision of the Supreme Court of Santa Clara County, California, (4)  about the return to the ACOE of all the properties you were still managing. (5)   In January 2008, you created and managed the Apostolic Catholic Assyrian Diocese (ACAD) "to resume church unity with the Chaldean Catholic church" and to begin a "process of negotiation with respective Church authorities to define a concrete model of this union.” (6)  In May 2008, you, with the clergy and the faithful who had followed you, were officially accepted into the Chaldean Diocese of Saint Peter, (7) Western California, in the territory of which you have been serving since then.  In January 2014, after eight long and difficult years, you were officially appointed by Pope Francis a Bishop of the Chaldean Church. (8)  Can you tell us if there has been a moment in which, a part from your faith, you gave up hope of achieving this result? I mean from a practical point of view?
“There were plenty of moments in which I definitely felt the “dark nights of the soul”.  I couldn’t see light at the end of the tunnel, but by God’s grace, I somehow did not give up hope.  I was certain that one day the truth would be vindicated.  To equip myself with the needed strength during such “dark” moments, I developed a piety with the martyrs of the Catholic Church and I befriended those whom I knew had suffered more than I did for the sake of the truth. I often prayed to the Lord this short prayer “Lord, I love you and will never leave you, even if I feel you have abandoned me.  Amen! Lord, I love you and will …”.  I repeated this prayer time and again.  And so, the darker my “moments” got the more I felt I was called to trust in the Lord and to continue my journey with steadfastness.  This trust caused me to have patience, which in turn helped me to endure for eight long and difficult years.”
In 2005 you were suspended by the ACOE synod on the basis of two letters (9)  you had addressed to the Patriarch Mar Dinkha IV on April and June of that year.  These letters were labeled as “un-canonical” because you had accused the Patriarch to have broken the Canonical Laws and to have caused division in your California diocese. Can you elaborate on these two points and explain how this was connected to the question of full communion with the Catholic Church?
“In the early 2000’s it became a matter of public knowledge that I was having disagreement with the Assyrian Synod about a decision they adapted in regard to a sexual misconduct case in which one of the bishops was involved. We know about this case because it had eventually reached a major Chicago newspaper. (10)  Because it had became a matter of public knowledge, my position was that the above-said bishop had to be suspended since the church canons were very clear about such public scandals, but contrary to church canons, the Assyrian Synod decreed not to suspend him.  At the same time, as this controversy was brewing, the Assyrian Synod was gradually downscaling its ecumenical commitment with the Catholic Church and its ecclesial unity process with the Chaldean Catholic Church. The main reason for this reversal of positions was that the ACOE was not willing to accept any form or shape of Papal Primacy. Privately, the Assyrian bishops’ reasoning was: Papal Primacy will obligate us to be accountable to a more defined Eastern Canon Law, under the direct observation of the Bishop of Rome. A good example of their concern would have been how the Synod of ACOE have dealt with the case of the bishop’s sexual misconduct. They wanted to enjoy “freedom” in the ACOE more than “being in communion” with the Catholic Church. And so, wanting to curtail my advocacy within my own diocese, the Patriarch, with the help of a few Assyrian hierarchs, began nurturing strong opposition among the clergy and faithful in my own diocese, against me personally and my ecclesial views.  By August 2004, there was already a 300-person petition drive to transfer me out of the ACOE Diocese of California because I was perpetuating Catholicism upon the Assyrians.  Both of these measures were used against me in the Synod of October 2005, when I was told that I had to accept either to be transferred to Iran and Russia, or just be suspended from episcopacy.”
Much has been said however by your detractors about your acting behind the back of the ACOE hierarchy even before 2005. I am referring to the statement under oath (11) made in 2006 by five ACOE priests about your inviting them, back in 2003, to be part of the “G group” the aim of which was to "re-establish full communion with the Catholic Church within the context of ecclesiastical unity with the Chaldean Catholic Church" through a Phase A of "soft persuasion" that, if not sufficient, would led to Phase B in which the bishops and priests of Group G would leave the ACOE to join the Chaldean church.  I think not many in Italy have ever heard about the G group. Can you explain to us what was the “Group G” and what was its aim?
“Yes, indeed there was such a thing, but it had started much earlier than 2003.  The cases of the bishop’s sexual misconduct in the early 2000’s and the ongoing feeling that the ACOE was a church in total ecclesial isolation had prompted an unusual kind of thinking in some of the educated Assyrian priests and seminarians studying in Rome.  I wanted to transform this delicate predisposition into a positive momentum, thus I called upon these young educated priests, studying in Rome, to establish a core group that may one day become a beacon of light for the ACOE.  There were total agreement, respect and collaboration among all of us for several years, up until the time when I was suspended and immediately some serious threats by the Assyrian Patriarch and Synod were directed at these seminarians studying in Rome or at any faithful who was sympathetic with me.  By such an approach, the ACOE was able to pressure the young priests in Rome to come out and lodge a public offense against me, after many years of deep and serene agreement and good work for the sake of saving the ACOE.  Nevertheless, I and many other observers are still hopeful that these same priests, now some of them have become bishops, (12) will eventually become the “bridge” to establish full communion between the ACOE and the Catholic Church.”
Your path towards the full communion with the Catholic Church is a long one. Already since the end of the 80s you were an active actor of the studies and meetings that led to the Christological Common Declaration (13) signed in 1994 by the Patriarch of the Assyrian Church of the East, Mar Dinkha IV and by Pope John Paul II, and to the various agreements reached with the Chaldean Church. (14) These agreements, however, were stranded at the last stage that it was said would envisage the recognition of the supremacy of the Roman Pontiff by the Assyrian Church of the East.  As an expert of the case and, I would say, of both the outlooks - Catholic and Assyrian – do you think there is still space for a real full communion between the two churches?
“Of course there is. Church unity is something that Almighty God wills, thus it is destined to be fulfilled.  If our Lord prayed for church unity, then it must happen, sooner or later.  I don’t think, however, that for Churches that are witnessing internal and external difficulties this unity will be something easy.  It may take some time and it will come in small pieces.  I hope the right people will lead both the Assyrian and the Chaldean Churches at the right time.  This will be what will break down any ecclesial gridlock.”
Both the ACOE and the Catholic Church lately showed to be interested again and more in resuming the dialogue aiming at their unity. There was the meeting in Rome on October 2012 of a delegation of ACOE with the Cardinal Koch, (15) President of the Pontifical Council for Promoting Christian Unity, the warm welcome (16) in Australia of the Chaldean Patriarch, Mar Louis Raphael I Sako, by Mar Meelis Zaia, ACOE Metropolitan of Australia, New Zealand and Lebanon and the warm words expressed about unity on that occasion, and the letters exchanged (17a/b) in 2013 between Mar Sako and Mar Dinkha in which unity was again favorably considered by both parts….
“As I said above, I hope the right people will lead both Churches at the same time.  This will be what will break the ecclesial gridlock and shall lead ALL our people to unity.”
As a former Assyrian and current Chaldean bishop who, as previously mentioned, had a role in this dialogue, do you think you will have a part in this new course between the churches? What could it be? Do you think the ACOE can oppose to your being involved in it?  I am thinking of the document (18) released by the Assyrian Church of the East only 11 days after your being assigned the Titular See of Foraziana in which your assignment is said to “exerts a negative influence and poses an obstacle to the path of rapprochement of our two churches” i.e. the Chaldean and the Assyrian Church of the East.
“As far as I am concerned, I have made several public statements, even after receiving the Papal appointment on 11 January 2014, that I have nothing but love for the ACOE and hold nothing against any of its bishops, clergy or faithful.  They are my beloved people, sisters and brothers in Christ, and I have forgiven any violation committed against me in the past years.  I hope this feeling will one day soon be mutual between us.  It may take though some time for the normalization needed that in the future could bring all of us back to collaboration and ultimately to unity.”
Recently the Patriarch of the Chaldean Church, Mar Louis Raphael I Sako, felt the need to ask publicly through the Patriarchate web site (19) to “the faithful and sons of the Church” to stop what have been described as “beating the drums and calumniation” referring to your having been officially appointed bishop of the Chaldean Church. According to the statement the Chaldean patriarchate had already informed the ACOE Patriarchate whose reaction, it is said, had been “very honorable and ecumenical” (it was before the above-mentioned document released by the Assyrian Church of the East against your assignment as a Chaldean bishop) and it is its desire (of the Chaldean Church) to persist on the path of unity. Unity between the two churches is something Mar Sako is pursuing since his appointment (20) but the position of Mar Sarhad Jammo, the Chaldean bishop who more than any other promoted your case, seems to be more linked to Chaldean nationalism (21) than to a possible union with the ACOE. It seems as though you are caught between a rock and a hard place. Can you please elaborate on this subject?
“In the past 50 years, there has been no other Chaldean ecclesial personality like Bishop Sarhad who throughout his priestly and episcopal ministries has approached the ACOE’s Patriarch and bishops for the purpose of ecclesial reconciliation and unity between the two Churches. For 35 years I have been both an observer and an active participant in Bishop Sarhad’s efforts.  Bishop Sarhad’s love for his people is expressed both through his efforts in ecclesial unity and through emphasizing the cultural identity of the Chaldeans.  To seek one’s own cultural identity and ecclesial unity is to fulfill one’s own Christian and ecclesial duties.  Others can call them what they like but for us Catholics, whether Chaldean or not, Canon 28 of the Eastern Code of Canon Law (22) says it all.  So, as far as I am concerned, Bishop Sarhad’s advocacy of the Chaldean identity never posed any difficulty because of the reasons I mention above.  In fact, I was privileged to have collaborated with him.
Your Papal appointment of 11 January 2014, states your title, as the Titular Bishop of Foraziana. What about your assignment or office in the Chaldean Church?
 “The Papal assignment which I received on January 2014, states that the Holy Father assigned to me the Titular See of Foraziana, (and also declared that I am) in the pastoral service in the Chaldean Eparchy of Saint Peter, in San Diego, CA (USA).  I am very willing to continue to serve there since this is the will and the appointment of the Holy Father to me.”


All the notes are by Baghdadhope, also those referred to Mar Soro's answers:

(1) Mar Bawai Soro: place of honour in Saint Peter
http://baghdadhope.blogspot.it/2008/04/mar-bawai-soro-place-of-honour-in-saint.html

(2) Doctrinal note on some aspects of Evangelization
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20071203_nota-evangelizzazione_en.html

(3)  Bishop’s Soro removal letter
http://www.assyriatimes.com/engine/downloads/assyrian-church-letter-to-bawai.pdf
 

(4) Assyrian Church Wins Two-Year Court Battle
http://www.zindamagazine.com/html/archives/2007/11.05.07/pix/Dinkha_Bawai_Judgment.pdf

(5) Full Text of the Statement Issued by Bishop Mar Bawai Soro
http://www.zindamagazine.com/html/archives/2007/11.05.07/index_mon.php

(6) Press Release: Assyrian Catholic Apostolic Diocese (ACAD)
http://www.kaldaya.net/2008/DailyNews/01/Jan27_08_E2_PressR.html

(7) Diocesan Announcement
http://www.kaldaya.net/2008/DailyNews/05/May09_08_E1_HistoricalCelebration.html

(8) 11 gennaio 2014 Udienze e nomine
http://it.radiovaticana.va/news/2014/01/11/altre_udienze_e_nomine_di_papa_francesco/it1-763162


     Chaldean Bishops appointed
http://en.radiovaticana.va/news/2014/01/11/chaldean_bishops_appointed/en1-763085

(9)  The tenth Holy Synod of the Assyrian Church of the East
http://www.peshitta.org/pdf/synod.pdf

(10) Chicago Tribune: Parishioner Accused Of Blackmail
http://articles.chicagotribune.com/2000-05-26/news/0005260206_1_bishop-videotape-indictment

(11) Declaration of the Clergy of the Assyrian Church of the East
http://www.assyriatimes.com/assyrian/news/bishop-ashur-b-soro--full-communion-with-roman-catholic-church/3167


(12) Mar Awa Royel, Bishop of California and Secretary of the Holy Synod of the Assyrian Church of the East, Mar Paulus Benjamin Bishop of Eastern United States

(13) Common Christological declaration between the Catholic Church and the Assyrian Church of the East
http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/documents/rc_pc_chrstuni_doc_11111994_assyrian-church_en.html

(14) "Guidelines for Admission to the Eucharist between the Chaldean Church and the Assyrian Church of the East"
http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/documents/rc_pc_chrstuni_doc_20011025_chiesa-caldea-assira_en.html

(15) Press release: The Holy Synod of the Assyrian Church of the East
http://news.assyrianchurch.org/wp-content/uploads/2012/10/Rome-Visit-October-2012-Press-Release.pdf

(16) Mar Meelis Zaia Metropolitan and Chaldean Catholic Patriarch Mar Louis Raphael I Sako meet in Sydney
http://news.assyrianchurch.org/2013/05/09/mar-meelis-zaia-metropolitan-and-chaldean-catholic-patriarch-mar-louis-raphael-i-sako-meet-in-sydney/4282

(17a)  Chaldean Patriarch Sako writes to Assyrian Patriarch Mar Dinkha IV: let us go back to full unity
http://www.fides.org/en/news/34297-ASIA_IRAQ_Chaldean_Patriarch_Sako_writes_to_Assyrian_Patriarch_Mar_Dinkha_IV_let_us_go_back_to_full_unity#.Ux4DqoUqMSk

(17b) Patriarch Sako Receives a Letter of Thanks from His Holiness Mar Dinkha IV, Catholicos Patriarch of the Holy Apostolic Catholic Assyrian Church of the East
http://www.saint-adday.com/index.php/permalink/5071.html

(18)  Press Release: Holy Synod of the Assyrian Church of the East
http://news.assyrianchurch.org/2014/01/23/holy-synod-press-release-22-january-2014/4877

(19)  بيان من البطريركية حول قبول الأسقف باوي
http://saint-adday.com/index.php/permalink/5555.html
 

(20) Mar Louis Raphael I Sako. Rispetto delle tradizioni ma soprattutto rinnovamento
http://baghdadhope.blogspot.it/2013/02/mar-louis-raphael-i-sako-rispetto-delle.html

(21)  The Chaldean Renaissance: Basic Outline of a Vision
http://www.kaldaya.net/2012/Articles/04/23_Apr10_BishopSarhadYousipJammo.html


(22) Code of Canon of Oriental Churches
http://www.intratext.com/IXT/ENG1199/_PS.HTM 

       Codice dei Canoni delle Chiese Orientali
http://www.intratext.com/IXT/ITA1881/_P3.HTM


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Vescovo ausiliare: Attraverso l’educazione, rilanciare Baghdad come modello di arte e cultura

By Asia News
Joseph Mahmoud
 
"La Baghdad bella, pulita e aperta che è parte dei miei ricordi [del passato] è molto diversa dalla realtà di oggi". Vi era un tempo in cui la capitale irakena era centro "di arte, musica e divertimento, una Baghdad sicura, umana e libera: questo è il ricordo che abbiamo. Ed è molto diverso dalla situazione attuale, contraddistinta da povertà, miseria, insicurezza, sporcizia e violenza". È quanto afferma ad AsiaNews mons. Saad Sirop Hanna, vescovo ausiliare di Baghdad, che conferma i risultati emersi in una recente indagine di Mercer consulting group, ente di ricerca statunitense con base a New York. Lo studio prende in esame la qualità della vita in 239 città del mondo, utilizzando parametri quali stabilità politica, crimine, inquinamento; Baghdad si piazza all'ultimo posto, superata persino dalla capitale di Haiti Port-au-Prince e Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana martoriata da tempo da una guerra sanguinosa. 
Considerata fino agli '70 un modello per tutto il mondo arabo, dopo decenni di conflitto si trasformata in una realtà da incubo per la popolazione civile, indifesa di fronte a stragi terroriste e criminalità comune. Una vera e propria caduta in disgrazia per quella che un tempo era a tutti gli effetti un centro culturale, economico e politico per Oriente e Occidente. Attentati quotidiani, assenza cronica di acqua potabile ed elettricità, un sistema fognario al collasso, disoccupazione e corruzione rampante, sequestri a scopo estorsivo sono solo alcuni dei molti fattori di crisi. 
Un tempo era anche un centro multietnico e culturale, capace di garantire accoglienza a musulmani, cristiani, ebrei e molti altri ancora. Ma la realtà è cambiata e secoli di storia, di cultura e di convivenza sembrano solo un ricordo del passato. Nell'illustrare le ragioni della sua decadenza, la riflessione del vescovo ausiliare è tanto lucida, quanto amara e non risparmia nessuno. Il declino di Baghdad, spiega, "è colpa nostra, ma è anche colpa di tutto il mondo. È colpa degli americani, che hanno usato la forza e con essa hanno tolto un regime, ma anche un ordine e una moralità a tanti".
Caduta la dittatura di Saddam Hussein nel 2003, i successori hanno fondato "un Iraq su principi sbagliati: diviso, etnico, disumano".  "È colpa nostra - aggiunge mons. Hanna - perché non eravamo all'altezza delle sfide e non eravamo preparati per questo. Ma è anche colpa di un mondo, in cui la voce del più forte è quella che domina e decide il destino degli altri". E pure la religione ha una sua parte di colpa, perché "non ha saputo dare unità umana al nostro Iraq" oggi diviso per confessioni religiose e gruppi etnici di appartenenza. 
Per l'ausiliare di Baghdad le elezioni del mese prossimo non offrono grandi prospettive, anche se alcuni auspicano "cambiamenti tangibili, perché tutti noi siamo stanti della violenza e dell'insicurezza", mentre altri temono un aumento delle violenze. Secondo il prelato, per rilanciare la vita economica, artistica e culturale è necessario "cambiare le idee, la mentalità" della popolazione. "La democrazia è cultura - aggiunge - per questo si deve partire dall'educazione e dall'istruzione". 
Mons. Saad Sirop Hanna ricorda infine il ruolo dei cristiani, che hanno sempre fornito un "grande contributo alla storia civile dell'Iraq". "Oggi devono concentrarsi sull'educazione ed essere di esempio" ricorda il prelato. "La loro apertura - conclude - deve essere un fattore di ripensamento per l'altro. Devono lavorare con gli altri con coraggio e abnegazione", sperando che questo modello positivo diventi esso stesso fattore di "cambiamento" per gli altri. 
In aprile vi saranno le elezioni legislative e la popolazione teme un incremento degli attentati. Dalla caduta del regime di Saddam, il 2013 per l'Iraq è stato l'anno più cruento, superando anche le violenze del biennio terribile 2006-2007. E le stime del governo confermano che le stragi continuano: nel solo mese di febbraio 2014 sono state assassinate più di mille persone in attacchi che miravano a obiettivi sciiti o governativi. A subire le conseguenze anche la comunità cristiana: prima dell'invasione americana e della cacciata del Raìs i fedeli erano più di un milione mentre oggi, secondo stime recenti, sono circa 300mila. 

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venerdì, marzo 21, 2014

 

Professore cristiano ucciso in Libia. Il Patriarca Sako: dopo il crollo dei regimi, tutto è peggiorato

By Fides

Si chiamava Adison Karkha ed era un cristiano di Kirkuk il professore 54enne, Preside della facoltà di medicina dell'Università di Sirte, ucciso martedì 18 marzo mentre si recava al lavoro con la sua auto. Il ritrovamento del suo corpo crivellato di colpi, in una zona dove operano le bande di islamisti radicali di Ansar al-Shariah, conferma le apprensioni sulla condizione dei cristiani nella Libia post-Gheddafi, già allarmanti dopo la strage di sette lavoratori egiziani copti trucidati a Bengasi lo scorso 23 febbraio. Dopo l'assassinio del professor Karkha, il Ministero degli esteri iracheno ha chiesto al governo libico di fare tutto il possibile per arrestare gli esecutori dell'omicidio.
La tragica fine di Adison Karcha suggerisce al Patriarca di Babilonia del Caldei,
Louis Raphael I Sako, considerazioni generali sulle dinamiche convulse in atto in Medio Oriente e nei Paesi del nord Africa: “Il professore” riferisce all'Agenzia Fides il Patriarca Sako “era emigrato in Libia con la moglie più di sette anni fa, anche per sottrarsi all'insicurezza dell'Iraq e cercare di continuare con tranquillità il suo lavoro. Adesso, dopo la caduta di Gheddafi, anche in Libia dilaga il fondamentalismo islamista. Quel fenomeno per me continua a rappresentare un enigma: inseguono il disegno fuori dal tempo di imporre uno Stato islamista, e la loro ideologia religiosa viene sfruttata politicamente. In ogni caso” aggiunge il Patriarca “la grande domanda che ci facciamo riguardo alla Libia, all'Iraq e a tutta la regione è sempre la stessa: la fine dei regimi ha migliorato o peggiorato le cose? Si vede che non c'è progresso nei servizi, nel lavoro, nell'economia, nella sicurezza. La corruzione sembra addirittura aumentata, e tutto è diventato motivo di scontri settari. Attendevamo di veder crescere il senso di una comune cittadinanza, mentre avanzano solo nuovi confessionalismi. E allora ci chiediamo qual'è davvero il futuro dei nostri popoli e dei nostri Paesi”. 

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giovedì, marzo 20, 2014

 

Iracheni alla scuola dei santi sociali

By La Voce del Popolo, Diocesi di Torino
Stefano di Lullo

Si confondono tra le tante scolaresche che visitano ogni giorno il centro di Torino, i suoi monumenti, le sue chiese. Camicia blu, cappellino, zainetto sulle spalle, camminano tenendosi per mano, grandi sorrisi in volto. Sono 26 studenti iracheni di 13-14 anni che in queste settimane, per la prima volta, hanno potuto uscire dal loro Paese per un viaggio d’istruzione all’estero: il primo viaggio in assoluto per una scuola dell’Iraq. A guidarli è padre Douglas Al Bazi, sacerdote cattolico caldeo iracheno, rettore della scuola cattolica Mar Qardagh dell’Arcidiocesi caldea di Erbil nel nord dell’Iraq. Hanno scelto Torino come meta finale del loro viaggio dopo essere passati per Istanbul, Parigi, Roma e il Vaticano, con la partecipazione all’Angelus di domenica scorsa in piazza San Pietro in cui papa Francesco ha rivolto loro un particolare saluto.
La settimana torinese li ha portati alla scoperta dei santi sociali, dei luoghi della testimonianza di santità e della spiritualità torinese: la Consolata, il Duomo che custodisce la Sindone, la basilica di Maria Ausiliatrice…. Li ha accompagnati padre Aisen Elia, unico sacerdote salesiano iracheno che attualmente opera in Italia.
«La guerra in Iraq non è mai finita dal 2003 – racconta padre Douglas che negli ultimi dieci anni ha subito diversi attentati – La principale arma del regime è eliminare la componente istruita del Paese in modo da avere maggiore controllo sociale. I cristiani subiscono dure persecuzioni, sono temuti per la loro istruzione e per la diffusione del messaggio evangelico. Il clima di paura è il nostro quotidiano, ma insieme al Vescovo e ai sacerdoti della nostra diocesi rispondiamo alla sfida con un’altra sfida, quella di aprire la mente dei ragazzi e dei giovani; vogliamo essere una comunità attiva che testimonia il Vangelo, in modo da lasciare le giovani generazioni e quelle future libere di scegliere; non vogliamo continuare a generare e a tramandare sofferenza».
Il viaggio d’istruzione in Europa rientra nel progetto educativo. «Negli ultimi dieci anni migliaia di famiglie cristiane – prosegue padre Douglas - sono emigrate dall’Iraq (secondo un dato puramente indicativo sono attualmente nel Paese 150 mila cristiani; erano 800 mila prima del 2003), vogliamo dunque mostrare ai ragazzi il mondo fuori dal loro Paese in modo da offrire strumenti culturali e aprire la mente degli studenti a diverse esperienze, che li rendano liberi di scegliere se lasciare il Paese, o rimanere iniziando a cambiare la situazione». I santi sociali torinesi sono i modelli offerti ai giovani iracheni: le figure di Domenico Savio e Giovanni Bosco in particolare hanno accompagnato tutto il viaggio concluso nei giorni scorsi a Valdocco.
«Le figure dei santi hanno affascinato i ragazzi – racconta Douglas - Ho cercato di far capire che ognuno di loro può essere santo. È possibile cambiare il mondo, anche le situazioni più drammatiche, come ha fatto don Bosco». La scuola di padre Douglas, che raccoglie 380 studenti dai 7 ai 17 anni, è già una grande testimonianza di cambiamento, che quasi esclusivamente le scuole cattoliche portano avanti in Iraq.
Il sacerdote iracheno racconta la condizione della scuola pubblica che lui stesso ha vissuto nella propria infanzia, «una scuola – racconta - regolata da rapporti di paura con gli insegnanti: non esiste la possibilità di dialogo tra alunno e docente, se si fanno domande si viene puniti con percosse. Io pensai molte volte di fuggire, avevo tanta rabbia dentro di me. Dovevo scegliere se fuggire o rimanere, restare significava però lavorare senza pensare, senza lamentarsi. Poi ho capito la missione che il Signore mi stava affidando, mi sono riconciliato con me stesso e, accompagnato dalla grazia del Signore, ho iniziato a lavorare insieme agli altri sacerdoti per reagire, per aprire prospettive per i giovani. Non lo vedo come un rischio, non ho paura, il maggior rischio per i giovani e le generazioni future nel nostro Paese è quello di non reagire».
I progetti nella diocesi di Erbil sono tanti: «abbiamo in programma – dice padre Douglas - di aprire un'altra scuola e stiamo progettando un’università». «La scuola ci aiuta a sviluppare la nostra personalità per interagire con gli altri – racconta Davella, studentessa quattordicenne – e diventare persone che pensano e questo è certamente un fattore di sviluppo per la comunità. Gli insegnanti sono nostri amici, hanno a cuore la nostra formazione, a differenza delle altre scuole non ci prendono a calci. Sono rimasta colpita dalla figura di don Bosco, il santo dei giovani, da oggi sarà anche il mio santo: mi darà la forza per cercare di costruire un futuro nel mio Paese. E poi – conclude sorridendo - per la prima volta insieme alle insegnanti e alle mie compagne ho fatto shopping!». Padre Douglas e i suoi ragazzi sperano di ritornare a Torino il prossimo anno per l’Ostensione della Sindone e il bicentenario della nascita di don Bosco; poi di ripetere l’esperienza ogni anno.

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